Teatro Comunale Modena
Fondazione Teatro Comunale di Modena
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Teatro Comunale Luciano Pavarotti
<<NUOVA PROGRAMMAZIONE>>
   Il Comunale per i Giovani
Teatro Ragazzi Teatro Giovani
 

18 – 19 novembre, ore 10,00
TEATRO STORCHI
Compagnia Teatrale La luna nel letto
SENZA PIUME

Regia: Damiano Nirchio
Direzione Musicale e Musiche originali eseguite dal vivo:
Mirko Lodedo
Con: Anna Maria de Giorgio, Mirko Lodedo, Damiano Nirchio, Tea Primiterra

Durata: 55 minuti
Età consigliata: dai 6 – 10 anni
Tecnica utilizzata:Teatro d'attore, musica dal vivo,
illustrazioni e didascalie mobili,  animazione grafica


Una ragazzina entra nella bottega di un rigattiere aggiustatutto e affida a lui e al suo giovane aiutante uno strano e curioso oggetto trovato in soffitta che non riesce a far funzionare. I due riescono a trasformare gli oggetti di uso comune in cose fantastiche. La ragazzina è così affascinata da quello che vede che esprime un desiderio:”Anche io voglio imparare a fare queste cose!”. E così, accompagnata da un valzer al pianoforte comincia un viaggio che avrà dell'incredibile.
La prima tappa è “L’Ospedale dei Matti” dove incontrerà un Nobile Cavaliere capace di volare che la nomina suo servitore e la coinvolge in una rocambolesca fuga in bicicletta.
Il viaggio dei due eroi attraverserà i luoghi della vita di tutti: il ristorante, la fabbrica, il parco, la casa, ma ogni tentativo di confondersi con gli altri sarà vano. Ma l’avventura finisce: il Cavaliere torna nel suo Ospedale dei matti ma prima di svanire, regalerà alla ragazzina la sua piccola e inseparabile valigia dove, tra le varie cose, essa troverà anche il “pezzo mancante” che farà finalmente funzionare il suo oggetto misterioso...

Recensioni
“Senza Piume” è ambientato nella bottega di un rigattiere inventore che con il suo aiutante pasticcione si diverte a capovolgere il mondo. Insieme formano una coppia clownesca. Il Bianco e l'Augusto, che diventa il motore dell'azione scenica: come nel cinema muto, lo spettacolo scorre senza parole guidato dal pianoforte suonato dal vivo e da macchine sceniche che muovono illustrazioni e didascalie. Assistiamo così alle avventure di un prode Cavaliere e del suo aiutante in viaggio per il mondo a riparare offese e magari conquistare la dama del cuore. Chiaramente ispirato al Don Chisciotte di Cervantes “Senza piume” è un inno alla fantasia contro le regole feree e spesso disumane della realtà. Al di là del racconto,l'aspetto straordinario dello spettacolo che più affascina sono i modi del narrare che rimandano a forme ormai in disuso , la pantomima, il cinema di Max Linder e Larry Semon, per altro in perfetta sintonia con i significati dello spettacolo. “Senza piume” è anche una tappa ulteriore di un percorso che da anni Damiano Nirchio sta conducendo con i malati psichici e che fa del Cavaliere protagonista um “matto” alla ricerca della sua identità in un mondo più “matto” di lui.
Mario Bianchi

Temi prevalenti
Senza Piume corre principalmente su due binari tematici.
Il primo è quello della capacità di guardare le cose, materiali e immateriali, con occhi critici: il bottegaio ed il suo aiutante dimostrano alla fanciulla che tutto può essere trasformato.  Basta provarci avendo come complice la propria fantasia.
Il secondo è quello della necessità di far conoscere al pubblico dei più piccoli e delle famiglie il mondo della malattia mentale, mostrando facilmente come le difficoltà che devono affrontare le persone “matte” sono forse le stesse di quelle così dette “normali”; il Cavaliere e la Ragazzina rischiano ogni volta di rimanere schiacciati dagli stessi macigni.
E se alla fine si scoprisse che sono proprio le cose “normali” (lavoro, amore, famiglia,
rapporti sociali) ad essere diventate pericolosamente “folli”? E se ci volesse un po' di sana follia per rimetterle a posto?
Inoltre, Senza Piume rimanda al grande nodo esperienziale della scoperta della diversità: tutto può essere diverso da quello che sembra e può essere trasformato anche oltre le convenzioni. La condizione del “matto” o del disadattato è molto simile a quella del bambino: ci si scontra con una società difficile da comprendere, da cui ci si sente distanti e respinti eppure attratti.

 
 

2 – 3 febbraio, ore 10
TEATRO DELLE PASSIONI

Storia di un uomo e delle sua ombra

Spettacolo Finalista al Premio Scenario Infanzia 2008

regia: Giuseppe Semeraro
con Giuseppe Semeraro, Dario Cadei, Raffaele Vasquez
musiche originali dal vivo: Raffaele Vasquez
luci: Otto Marco Mercante

Durata: 60 minuti  
Età consigliata: dai 5 anni ai 10 anni

Tecnica utilizzata: clown e musica dal vivo


Un piccolo uomo in pigiama con un palloncino bianco in mano, costruisce la sua casa con piccoli ineffabili gesti.  Questo l’inizio di uno spettacolo che si è segnalato tra i finalisti di Premio Scenario Infanzia per essere riuscito a conciliare il linguaggio teatrale con quello dei cartoni animati e del cinema muto.
Intorno a un quadrato bianco, ideale stanza di mattoni invisibili, si danno battaglia un uomo, un palloncino e la sua ombra, travestita da morte. La loro è una battaglia fatta da inseguimenti, di ammiccamenti, di momenti di quiete e di burrasca, di collaborazione ma poi ancora di paurosa concitazione.
Ogni azione, ogni momento è segnato, accompagnato, caratterizzato dalla musica, dai suoni eseguiti dal vivo.
Storia di un uomo e della sua ombra  è una creazione di grande e raffinata fattura che senza una parola costruisce un conflitto antico come il mondo. Agito come un cartone animato in bianco e nero, si nutre di rimandi molto diversi tra loro che vanno  da Chaplin e Keaton a Willy il Coyote e al repertorio dei clown, offrendo  un’ora di assoluto ed intelligente divertimento.

 
 

19 FEBBRAIO, ORE 10
TEATRO COMUNALE PAVAROTTI
Compagnia Mosika
UN PAESE DI STELLE E SORRISI

di e con
Judith Moleko Wambongo e Victorine Mputu Liwoza
Produzione Teatro dell’Argine

Spettacolo vincitore Premio SCENARIOinfanzia 2008


Questa è la storia di una madre africana che parte dal proprio paese, il Congo, lasciando tutti gli affetti, i genitori, i fratelli, i cugini, ma soprattutto la figlia.
Questa è la storia di una figlia che resta nel proprio paese sognando di poter raggiungere sua madre. Due donne: una racconta lo sradicamento e le difficoltà incontrate in un paese tanto diverso dal proprio per cultura e tradizioni; l’altra racconta l’impossibilità di vivere in un luogo devastato dalle guerre, dalla fame e dalla povertà. Due figure femminili per parlare del valore incancellabile degli affetti familiari. Attraverso missive che viaggiano come aeroplanini di carta e note di canzoni popolari africane capaci di evocare un mondo solo all’apparenza lontano, si dipana una minuscola storia che ha al proprio centro i grandi sentimenti della perdita e dell’attesa. Una storia che prova a raccontare con discrezione la forza straordinaria di un legame vissuto “da lontano”.

Motivazione della giuria
Una storia di immigrazione che parla di un legame d’affetto spezzato e vissuto da una madre e da una figlia lontane, fra paesi, lingue, suoni e suggestioni diversamente colorati e
distanti. Un paese di stelle e sorrisi costruisce sulla scena uno spazio essenziale che, attraverso elementi semplici e immagini fortemente evocative, racconta piccoli episodi di una vicenda privata che si rivela universale, toccando l’archetipo dell’allontanamento e della separazione. Affidata a un gioco scenico ricco di invenzioni dal contenuto intensamente metaforico e dal forte impatto emotivo, la drammaturgia diventa veicolo di scenari attraversati da guerre e distruzioni, conservando la luminosità di una storia affettiva che si fa paradigma antiretorico della contemporaneità.
 
La recensione
«Una storia di immigrazione che parla di un legame d’affetto spezzato...»: così iniziava la motivazione della giuria che proclamava vincitore del Premio Scenario Infanzia 2008 Un paese di stelle e sorrisi evidenziando come attraverso elementi semplici e immagini fortemente evocative lo spettacolo riuscisse a toccare «l’archetipo dell’allontanamento». E quella «luminosità di una storia affettiva» che rivela echi universali attraversa ora tutta la creazione della Compagnia Mosika (lontananza in lingua lingala, uno degli idiomi del Congo). Molto brave le autrici/ attrici Victorine Mputu Liwoza e Judith Moleko Wambongo, rispettivamente nel ruolo di madre e di figlia, coinvolgente l’accordo comune nei ritmi, i passi di danza, la lingua d’origine, echi di tenerezza e nostalgia. I gesti del lavoro che cadenzano ancora i giochi della figlia devono passare ora a lei, Judith, ancora così giovane: un passaggio simbolico, mentre la madre decide di partire. Una lettera dello zio la invitava a raggiungerlo in Italia. Tante allora le raccomandazioni per la figlia: curare la nonna, scriverle spesso, e studiare, studiare, studiare, quella l’unica forma del vero riscatto. Il loro paese, in quell’Africa difficile, è ricco di stelle e sorrisi «ma sa essere anche molto crudele». Le lingue si mescolano mentre si passa dal racconto distaccato all’espressione più scoperta dei sentimenti, delle emozioni. Lettere/ aeroplanini di carta che volano dall’una all’altra. Scritture danzate nell’aria. La madre racconta della neve, Judith della guerra, tanti soldati nelle strade, case crollate, macerie: esplodono i palloncini evocando gli spari. Studi paralleli, la madre per imparare l’italiano, la figlia il francese. Non è facile risparmiare in quell’Europa che pure Judith continua a sognare. Forse la madre ha dimenticato le tante promesse fatte partendo? Volti di malinconia, occhi di tristezza... fino a quell’abbraccio finale e nuove danze – e applausi.

Valeria Ottolenghi, Gazzetta di Parma
 
 

5 marzo 2010
Teatro Comunale Luciano Pavarotti

PRIRAGIONERIA

 


Ariel
, piccola violinista di un conservatorio per bambini abbandonati, viene sequestrata da un mostro spaventoso (Auridico lo Soffio) che parla un linguaggio strano e vive in un luogo senza spazio né tempo, abitato da una comunità al cui governo c’è un pazzo sanguinario che vorrebbe ingoiarsi in un sol boccone l’intera umanità. Sarà il violino di Ariel ad evitare il peggio e la sua voce incantevole, retaggio di quella della Sirenetta di cui porta simbolicamente il nome, convincerà tutti che si può convivere in pace e in armonia.

Ricalcando lo stereotipo dei mostri sterminatori e cannibali, già appartenenti all’immaginario onirico della fiaba, il lavoro di Peli si muove sulla falsariga di un noto romanzo per bambini, assumendone ed amplificandone a dismisura l’ironia del linguaggio e collocando il sogno al centro di una narrazione che da parola deve farsi suono. Le sette variazioni per violino e orchestra che la solista Ariel suona nelle orecchie dei mostri per farli desistere dal loro intento sanguinario sono il simbolo di quel potere incantatorio della musica che ci proviene direttamente dal mito di Orfeo. E, come in un’opera del Settecento, il coro finale moralistico è d’obbligo.

 
 

13 aprile ore 15
Teatro Comunale

MANON LESCAUT
Dramma lirico in quattro atti
dal romanzo dell’abate Antoine Prévost.

Libretto Domenico Oliva, Giulio Ricordi, Luigi Illica, Marco Praga, Ruggero Leoncavallo
Musica Giacomo Puccini

Manon Lescaut
Amarilli Nizza
Lescaut Josè Fardilha / Elia Fabbian
Renato des Grieux Walter Fraccaro –
Geronte di Revoir Alessandro Spina / Ziyan Atfeh –
Edmondo Andrea Giovannini / Adriano Graziani –
Un musico Jurgita Adomanyte / Federica Carnevale

Direttore Gianluca Martinenghi
Regia Pier Francesco Maestrini
Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna
Coro lirico Amadeus – Fondazione Teatro Comunale di Modena

Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena,
Teatro Municipale di Piacenza,
Fondazione Teatro Comunale di Ferrara

 


Il Teatro Comunale prosegue con Manon il suo lungo percorso dedicato a Puccini, e che ha già dato al pubblico delle scuole negli anni scorsi la possibilità di conoscere da vicino capolavori come Tosca, il Trittico, Madama Butterfly, Turandot e Bohème.
Nel 1893, negli stessi giorni in cui Verdi manda in scena con Falstaff il capitolo conclusivo dell’opera ottocentesca, Puccini saluta il nuovo secolo con un’opera tutta proiettata nel Novecento e dal respiro europeo. In Manon si agitano le passioni della società borghese contemporanea, fra studenti, ricchi banchieri e una donna padrona del proprio destino e combattuta fra le ragioni del cuore e le convenienze sociali. Puccini mette a punto con questa sua terza opera un linguaggio musicale e un impianto sinfonico destinato a influenzare per sempre il corso di un genere musicale, con un successo che si diffonde immediatamente in Europa e negli Stati Uniti.

Manon è una nuova produzione del Teatro Comunale e sarà l’opera che gli studenti delle scuole medie inferiori e superiori potranno osservare da vicino e dietro le quinte attraverso gli incontri organizzati dal progetto “I mestieri della lirica”. Il progetto permette di conoscere il lavoro del teatro dall’interno, seguito nelle diverse fasi di allestimento dello spettacolo. Il percorso prevede un incontro con Eugenia Rossi sul libretto dell’opera e la presentazione dell’autore, una lezione concerto a cura di Claudio Rastelli e la possibilità di seguire le prove dello spettacolo. Gli incontri, che coinvolgono anche i protagonisti degli allestimenti (cantanti, regista, scenografo, costumista ecc.), sono rivolti a piccoli gruppi di studenti e insegnanti che seguono gradualmente la genesi dell'allestimento, fino alla rappresentazione finale.
I gruppi di insegnanti e studenti che seguono questi percorsi hanno un rapporto diretto con il direttore, il regista e gli interpreti dell’opera.

LA STORIA
Manon Lescaut, una ragazza destinata alla vita monastica, fugge per amore con lo studente De Grieux, per poi cedere alle lusinghe di una vita lussuosa e diventare la mantenuta del banchiere Geronte di Ravoir.
Manon finisce per annoiarsi del vecchio banchiere, e torna alla passione per Des Grieux ma è sopresa da Geronte mentre abbraccia l'amante ritrovato. Incapace di abbandonare le ricchezze nonostante le minacce di Geronte, tenta di recuperare alcuni gioielli prima di fuggire, ma viene sorpresa e arrestata dalle guardie come ladra e adultera.
Imbarcata per gli Stati Uniti fra le prostitute della prigione di Le Havre, viene raggiunta da Des Grieux che riesce a salire sulla stessa nave. I due amanti finiranno stremati, vagabondi, in una landa deserta sotto il sole rovente del deserto di New Orleans.
Manon è stanca, cade al suolo, incapace di proseguire. Non c'è acqua.

L'orizzonte non rivela ombra di vita. Il suo amante fedele non può fare più nulla, se non gridare la sua disperazione e ascoltare le sue ultime parole; la bella e voluttuosa Manon muore fra le sue braccia, sorridendogli amorosamente per l'ultima volta.
 
 

Domenica 16 maggio ore 20,30
Teatro Comunale Luciano Pavarotti

Biancaneve e i sette nani
(Snow-White and the Seven Dwarfs)

di Roald Dahl

Musiche di Helen MacGregor e Stephen Chadwick
Orchestrazione di Eleanor Alberga
Edizione A&C Black

Interpreti
Coro di Voci Bianche
della Fondazione Teatro Comunale di Modena

Direttore Stefano Seghedoni
Ideazione regia, scene e costumi Vincenzo Dall’Anna
Luci Andrea Ricci

Maestri preparatori del Coro di Voci Bianche
Melitta Lintner, Paolo Gattolin
Responsabile del progetto Marco Galarini
Coordinatore alla regia Luca Degl’Antoni

Produzione Fondazione Teatro Comunale di Modena
in collaborazione con
Istituto d’Arte “A. Venturi”,
Istituto Professionale “G. Deledda”

Istituto Superiore di Studi MusicaliVecchiTonelli”
CUBEC Centro Universale del Bel Canto

Ingresso libero

Durara dello spettacolo: 60 minuti


 
 
 
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